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mercoledì 7 marzo 2012

CHAOS PLAGUE Review: Pain! Magazine 7/10


Il panorama progressive death nostrano pullula di talenti apprezzati nell'underground ma che fanno fatica ad imporsi al grande pubblico. Ci provano e fanno sul serio i Chaos Plague, band originaria di Mozzate (Como) che con il loro omonimo EP d'esordio (autoprodotto) cercano di ritagliarsi uno spazio nello scenario metal italiano.
Opener  dell’EP è  “In Death I Trust “  e il gruppo mostra subito le migliori qualità, il buon growl di Francesco Patea si dimostra all’altezza del compito mentre le chitarre di Simone Fontana e Davide Luraghi intrecciano complessi riff alla Pestilence dimostrando un’ottima intesa con la batteria di Stefano Tarsitano affiancato dalle notevoli doti di Matteo Salvestrini  al basso(sicuramente devoto a sua maestà Steve DiGiorgio).
Proprio un assolo di Matteo apre la seconda traccia “Chirality”, di struttura altrettanto complessa e con ragionate aperture verso il progressive. Unica nota dolente della composizione riguarda il mediocre giro in arpeggio di chitarra che  accompagna le prime note in pulito di Francesco.
Il pezzo conclusivo dell’EP  “Sinner’s Regrets” conferma che il gruppo sa ben padroneggiare le parti death  mentre ha da lavorare di più sulle elaborazioni melodiche, in particolar modo da rivedere nell’assolo finale il lavoro dei chitarristi poco scorrevole e a tratti forzato.
In definitiva i Chaos Plague con questo EP d’esordio dimostrano di avere dei punti di forza come un gusto raffinato per  fraseggi ritmici e sonorità death complesse ma anche delle pecche di cui il gruppo dovrà occuparsi se vuole arricchire il proprio eclettismo e oltre a una produzione&mixaggio che non rendono del tutto omaggio agli strumenti(ma ricordiamoci che si tratta di un autoproduzione) mi riferisco ancora una volta ad alcune parti melodiche non del tutto convincenti. D’obbligo sono i paragoni con i maestri del genere come Obscura e Pestilence che hanno influito chiaramente sul sound ma continuando a confermare i pregi riscontrati in questo esordio e imboccando una strada più individuale e coraggiosa non si può che esser certi che sentiremo ancora parlare di loro.




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